Mese: dicembre 2010

GIOVANNI PORCELLI Pittore messinese

Nacque a Messina nel 1682 e fin da giovane età, incominciava a frequentare, le botteghe di talentuosi pittori messinesi. Successivamente, divenne discepolo del Lanzi, del quale seppe imitarne le architetture ed i particolari. Dopo, giunto a Napoli, presso la bottega del Solimene,  seppe grandemente emulare le qualità del suo maestro, da mettere in grave difficoltà i critici che non riuscirono per lungo  tempo, a percepirne quali fossero le opere del maestro, da quelle opere realizzate dal discepolo. Rientrato in patria, gareggiò con i fratelli Filocamo nella scuola del nudo, incidendo molte opere nella tecnica di acqua forte; come allo stesso tempo, fu molto prolifico nella tecnica ad olio.
Morì nel contagio di peste a Messina del 1743 alla età di 61 anni.

Alessandro Fumia

FILIPPO TANCREDI Pittore messinese

Nacque a Messina nel 1655, girovagando per le botteghe di numerosi maestri; ma sopraggiungendo i fatti bellici dei moti antispagnoli, si rifugiò in tutto il tempo dello scontro, presso la galleria della famiglia Ruffo, prendendo come modelli i più pregevoli quadri di quelle collezioni.
Intorno al 1679, si recherà a Roma, entrando alla scuola di Carlo Maratta: riuscendo come eccellente coloritore e notevole nel disegno di precisione. Rientrato in patria, gli fu commesso la dipintura dei portici, del convento di san Francesco, realizzandovi gli apparati dei miracoli di sant’Antonio da Padova. Lavori pressoché perduti, quando il convento fu trasformato in caserma, dopo gli anni del l’unità d’Italia. Sempre a Messina affrescò una cappella del SS Sacramento, anche questa perduta. E a Palermo, la volta  della chiesa dei Teatini e con la medesima tecnica, il soffitto del Collegio Massimo dei Padri Gesuiti.

Alessandro Fumia

GIOVANNI FULCO Pittore messinese

Fu questo pittore messinese, discepolo di Catalano il giovane; giunto successivamente a Napoli, alla scuola dello Stanzioni, acquisì, l’arte del disegno corretto: una tecnica molto apprezzata in quegli anni che schiudeva la possibilità di collaborare con altri pittori, rifinendo le opere  nelle commesse di questi altri.
Molti dei suoi lavori in affresco o caddero per i terremoti oppure, furono gravemente danneggiati dai ritocchi di mediocri pittori.
Nel passato, venivano segnalate opere a olio, conservate a Napoli e presso l’abbazia di Monte Cassino: soprattutto in quest’ultima località, veniva segnalata la pregevole tela, raffigurante la decollazione di san Giovanni il Battista.
Viene ricordato per la sua singolare tecnica nella incisione di putti ed amorini. Dopo i moti messinesi del 1674 – 78, avendovi preso attivamente parte alla guerra, venne incarcerato e torturato.
Ma quasi pronto al patibolo, riuscì con grande sorpresa dei suoi carnefici, a fuggire nottetempo con una barca, riparando nella città amica di Reggio Calabria.
Morirà alcuni anni dopo, in miseria a Roma.

Alessandro Fumia

NICCOLO’ VANHOUBRACKEN Pittore messinese

Niccolò Vanhoubracken  nacque a Messina nell’anno 1662( ? ); suo padre un mediocre pittore sposatosi con una donna della borghesia di Messina, fu il primogenito, del famoso pittore Giovanni il Fiammingo, discepolo del Rubens, stabilitosi con la famiglia, anni prima a Messina. Niccolò viene segnalato dal grande critico Orlandi, “ famoso” per l’eccellenza nel dipingere fiori, frutti, erbe ed animali.
All’età di 16 anni, fuggì da Messina, dopo i fatti della rivoluzione anti spagnola, riparatosi con la famiglia presso Livorno. In tale contesto, si segnalò per un ritratto, al Gran Duca dei Medici, poi conservato nella pinacoteca reale. Stimato dal principe che di fatto ne fu il suo mecenate, continuò a lavorare intensamente, soddisfacendo molte commesse anche provenienti da Venezia.

Alessandro Fumia

Chiesa di santa Maria e Gesù superiore

Il plesso Francescano conosciuto come quello di Maria e Gesù, presso contrada di san Michele, sarà successivamente identificato di  “susu” solamente dopo la fabbrica del secondo plesso francescano di santa Maria e Gesù inferiore 1463. In quanto, da un documento datato 1429 (l’atto notarile della signora Mariola sposa di Tommaso Patti), manca l’appellativo di susu, rivelato in alcuni documenti successivi alla doppia presenza dei plessi francescani. Pertanto, quando negli atti si nomava il toponome di santa Maria e Gesù senza specificare se fosse, quella superiore o quella inferiore, il riferimento generico, identificava la più antica abitazione.

Alessandro Fumia

La piazza d’armi di Castanea delle forie

L’impianto urbano in cui si muovevano le mura di Castanea, faceva apparire il presidio civico, sotto le sembianze di un quadrilatero orientato, servito da relative bastonature.     Di vero e proprio presidio fortificato si parlava, dovendo dare forza, alle notizie che riecheggiano nei documenti più antichi. Il limite principale dell’abitato, almeno quello in cui ricadevano presidi e mura, era evidenziato, dalla presenza di aule ecclesiastiche. Si può bene dimostrare, come i complessi architettonici, facenti capo alle chiese più importanti di Castranea, ricadessero presso  resti fortificati: vedi per quanto riguarda la chiesa del Tonnaro, un tempo, segnalata sopra una apparente torre, con mura che presentavano evidenti merlature, sintesi di arroccamento e di vedetta. Come appare ancora oggi,  continuano a mostrarsi, resti murari presso la chiesa di san Giovanni Battista; anche allo stesso tempo, rimangono palesi i richiami storici, sulla presenza di una torre di legno, persistere presso la più vetusta chiesa di Castanea, come quella di santa Caterina d’Alessandrina. Si che, a un attento osservatore, non sfugge un singolare espediente, dovendo mettere le tracce delle  rispettive mura dei templi cristiani, in relazione ai resti murari di natura militare. La presenza dell’ordine dei Cavalieri di Malta, giustifica ampiamente, la soluzione di fortificazioni, atte al controllo militare del territorio.

Alessandro Fumia

Populares Messanensis e la compagnia dei maestri d’opera del XV secolo

Mastro Antonio di Lu Re il sarto, ebbe a testimoniare che il Mallono Giovanni, fosse un confratello degli osservanti di san Paolo; la quale era la sede delle maestranze dei maestri cioè, di tutti quelli che prestavano la loro opera  all’ordine francescano, riconducibile al plesso di Ritiro.
Essendo la detta chiesa di san Paolo, passata già nel 1446 al governo del  plesso di santa Maria e di Gesù, tutti gli ordini francescani furono posti sotto il controllo dei superiori, presenti presso quella struttura di san Michele; infatti grazie a un documento specifico, si comprende meglio come si costituì l’agglomerato delle famiglie degli ordini e delle confraternite francescane a Messina.
Il 20 luglio del 1447, il Pontefice Nicolò V, emette una bolla in onore della famiglia francescana messinese “ Pastoralis Offici “ che da quel momento in poi a Messina, saranno identificati come i “ Penitenti di san Francesco “; pertanto, così come  evidenzia il documento segnalato dalla Rugolo, sul conto delle maestranze dei maestri  del 5 settembre del 1468, si stabilisce un limite datativo. In cui si può dimostrare, come i rapporti che erano tenuti fra i committenti: ( gli ordini religiosi) e portatori d’opera (pittori, intagliatori, incisori, ricamatori e scalpellini) fossero, legati da uno scambio e da un legame che faceva capo alla figura del beato Matteo, e alla sua famiglia di santa Maria e Gesù  superiore.

Alessandro Fumia